Senza Ritorno

senza-ritornoSenza Ritorno è uscito per i tipi di Bonanno Editore. La sua presentazione è avvenuta alla Fiera del libro di Torino, Edizione 2005.

E’ la storia di Teresa, che dal paesino del Sud d’Italia nel quale è nata e vissuta, si trasferisce a Roma per poter convivere con il proprio marito. In realtà, il marito Matteo ha poco tempo da dedicarle, proiettato in un lavoro che lo porta anche molto in giro per l’Italia.

Teresa si ritrova a convivere con la suocera, Mariella, donna anziana dal comportamento estremamente rigido ed invadente. Teresa inizia così un percorso interiore che la porterà a svelare a se stessa i suoi più nascosti desideri ed ambizioni.

Durante il suo percorso, Teresa incontra Delfina, giovane ed elegante donna dei quartieri alti della Capitale che, pur sembrando invidiabile a prima vista, nasconde in realtà inquietanti difficoltà di natura mentale. Il romanzo si snoda così sulla storia intrecciata di queste tre donne, Teresa, Mariella e Delfina, con un particolare finale a sorpresa.

L’incipit:

Teresa era felice. O almeno, credeva di esserlo.

Il gran giorno era finalmente giunto. Non si poteva non esser felici, pensò.

La cerimonia era fissata per il giorno dopo. E sarebbe dovuto essere il giorno più bello della sua vita.

Oramai era tutto pronto. Accanto a lei tutti si muovevano agitati. La madre, la sorella…

Lei era l’unica che sembrava mantenere una calma glaciale.

Era lì, in camera sua, stesa sul letto a guardare il soffitto.

Dopo tanto lavoro nell’organizzar tutto, ora poteva finalmente tirare un sospiro di sollievo.

Pensò a quello che sarebbe accaduto il giorno successivo.

La chiesa, gli amici, i parenti, l’abito bianco… Quest’ultimo pensiero le fece tornare in mente il giorno della cresima.

Anche allora era vestita di bianco, come una piccola sposa. Lei, in verità, non avrebbe voluto. Ma a sua madre piaceva così, ed aveva tanto insistito, che lei non se l’era sentita di opporsi.

Era allora una adolescente, aveva quindici anni, e vestita in quel modo, con gli amici che la guardavano, si vergognò da morire.

Sperò che il giorno dopo sarebbe andata diversamente, da allora.

Si ritrovò a pensare che cosa sarebbe accaduto dopo.

Per lei, nata nella provincia del profondo sud, ritrovarsi all’improvviso a vivere a Roma, il passo era enorme.

Ma questo non la preoccupava.

Anzi, la eccitava. Le era sempre piaciuto pensare di andar via, andar fuori, lontano dalla sua terra. Quei posti, quegli spazi, quelle persone che conosceva… non erano per lei. Spazi troppo stretti, asfissianti.

Sì, sì, basta. Bisognava cambiare, andar via.

Il paese non era fatto per lei. Vedeva le sue amiche sposarsi lì, con persone del paese. Una volta tornate dal viaggio di nozze, che per molte di loro rappresentava l’unico viaggio che avrebbero fatto nella loro vita, si sarebbero rinchiuse in casa a far figli e a preparare la cena per i loro mariti, che, stanchi del lavoro nei campi o nelle officine, una volta in casa, avrebbero mangiato con il viso nel piatto, senza dire una parola, e passato il resto della serata davanti alla televisione.

Avrebbero trascorso interminabili domeniche invernali, con gli uomini radunati nei bar a vedere le partite di calcio e le donne destinate a rassettare la casa o a guardare i bambini.

No, non era per lei. Non si poteva condurre una esistenza del genere.

Non lei.

Un’esistenza grama, grigia, monotona, che veniva interrotta, soprattutto nei mesi estivi, dall’unico avvenimento mondano possibile in quei luoghi: i lunghi, estenuanti matrimoni di loro parenti ed amici.

Niente altro. Il deserto.

Ci fosse stato il mare, almeno. Invece no. Era nata nell’entroterra.

No, non era per lei tutto ciò. Lei aveva altri progetti.

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